Il ruggito dell’Etna
nel calice
Incastonate lungo i pendii dell’Etna, le vigne di Torre Mora catturano l’anima vulcanica del suolo, esibendo lo spirito energico di questa terra. L’area che circonda il monte Etna gode di caratteristiche peculiari, che fondendosi assieme generano un terroir unico al mondo. La natura lavica del suolo, l’alta quota dei vigneti e la notevole escursione termica tra il giorno e la notte garantiscono un microclima ideale, gettando le basi per la produzione di vini di indiscussa qualità.
I tre vigneti di Torre Mora corrono lungo il palcoscenico dell’Etna, rispettivamente nella Contrada Dafara Galluzzo a Rovittello, nella Contrada Alboretto Chiuse del Signore nel comune di Linguaglossa e nella Contrada Moscamento, sempre a Rovittello. Ogni vigna della tenuta racconta una diversa ed elegante sfumatura di questo angolo di Sicilia, che ribolle nelle bottiglie di Torre Mora.
Principe assoluto è il Nerello Mascalese, che assieme al Nerello Cappuccio concorre a creare i prelibati Etna Rosso DOC. Vitigno autoctono dell’Etna, il Nerello Mascalese rivela un intenso colore, come anticipato anche dal suo stesso nome. La maturazione molto tardiva dei suoi grappoli porta ad un’epoca di vendemmia che si colloca tra la seconda e la terza settimana di ottobre. Eleganza, corpo e tannicità sono le sue parole d’ordine. I vini di Torre Mora esaltano la natura fruttata del Nerello Mascalese, senza dimenticare le note speziate. Morbidezza ed eleganza si pongono al servizio dell’espressività, risultando in vini allo stesso tempo freschi e complessi, che non rinunciano a quel ruggito tipico del vulcano.
L’altro attore principale è il Carricante, vitigno a bacca bianca, che dona la sua freschezza all’Etna Bianco DOC, che sin dal naso esibisce il suo carattere deciso, intessuto di richiami fruttati. In seconda battuta, si aprono note terrose, floreali ed erbacee. Il sorso giostra su accenni di frutta matura, pera, mela ed albicocca, incorniciati da richiami minerali. Corpo, lunghezza ed equilibrio scandiscono il gusto, fino all’ultimo squillo, dominato da sentori speziati
Il carattere impervio del terreno, tormentato da arditi saliscendi, obbliga i nostri viticoltori a confrontarsi con le sfide della “viticoltura eroica”. Qui, il profilo del paesaggio, rende impossibile il ricorso ai macchinari, chiamando gli agricoltori ad affrontare notevoli sforzi e ad affinare l’ingegno. Le forme di coltivazione a cui ricorriamo sono il cordone speronato, nelle piccole aree pianeggianti, e l’alberello, sulle terrazze. Queste ultime plasmano il paesaggio conferendo un tocco unico alle pendici dell’Etna.
Carricante, l’anima bianca dell’Etna
tannini scolpiti dalla lava.
Un’etichetta che racconta le pendici dell’Etna
L’incredibile scenografia in cui opera il team di Torre Mora è scolpita nel nome della linea premium della tenuta: “Scalunera”. Il suo nome, mutuato dal dialetto siciliano, indica una “scalinata”, evocando così gli intrepidi meandri che costellano le pendici dell’Etna, su cui fanno capolino, di tanto in tanto, i tipici muretti in pietra lavica.
In questa culla naturale il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio e il Carricante crescono rigogliosi, conservando intatto il carattere ardito ed impervio del territorio.
La linea “Scalunera” intende catturare questo spirito proponendo vini vellutati, animati da una vivace freschezza e da reminiscenze marine. Il sorso equilibrato accompagna verso un finale ruggente come lo spirito vulcanico dell’Etna.
Rosa tenue, crosta di pane e frutti rossi, con freschezza minerale.
La linea «Le Chiuse», dal francese Clos, nasce dalla volontà di esaltare l’espressione dei nostri cru etnei, localmente identificati con il termine Contrade. Qui, i muretti a secco, riconosciuti patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, definiscono gli antichi confini delle nostre vigne.
Fiore all’occhiello della linea è il nostro Chiuse Metodo Classico, che trova il suo perfetto equilibrio dopo 44 mesi di affinamento in bottiglia, successivi alla presa di spuma. Il lento processo di maturazione sui lieviti dona struttura e favorisce lo sviluppo di ricercati aromi terziari.
Alla vista restituisce un delicato rosa tenue, mentre il suo finissimo perlage danza nel calice. Il naso spande aromi di crosta di pane, lampone, ribes e fragoline di bosco, alternati ai tipici rimandi agrumati del suolo vulcanico siciliano. In bocca diffonde una deliziosa sensazione di freschezza, accompagnata dal ruggito minerale dell’Etna. Il sorso scende brioso, mentre una piacevole acidità solletica il palato.



